Sarà esposta al pubblico grazie alla Fondazione Sorlini, la prima opera di Vittore Carpaccio: una tavola giovanile, raffigurante il Salvator Mundi tra quatto santi con visibile la firma Vetor Scarpazo, che la critica attribuisce al grande artista veneziano, ponendola agli esordi del suo operato.
Con l’acquisto del 2009, l’approdo del dipinto presso la Fondazione Luciano e Agnese Sorlini dà modo ora di poter apprezzare da vicino e di studiare più attentamente il lavoro carpaccesco, che in Italia era stato esposto solo nel 1963. Diversi i passaggi dell’opera, a partire dalla fine dell’800, quando la tavola viene documentata a Venezia presso il conte Antonio Contin di Castelseprio: l’antiquario Elia Volpi, il banchiere inglese Thomas Brocklebank, lo storico dell’arte russo Vitale Bloch e la collezione del conte Alessandro Contini Bonacossi, prima di lasciare l’Italia. Ora il dipinto potrà essere ammirato accanto alle altre opere - soprattutto d’arte veneta e in particolare del Sei e Settecento - che compongono la collezione Sorlini, formatasi nel corso degli anni grazie alla passione per l’arte e all’amore per le proprie dimore dei due coniugi. Presso la Pinacoteca della Fondazione - costituitasi nel 2000 a poca distanza dal Lago di Garda, con lo scopo appunto di far conoscere e rendere fruibile la raccolta - si trovano numerosi dipinti, in grado di offrire una panoramica ampia delle personalità e delle correnti che hanno contribuito allo splendore artistico della Serenissima: tra grandi maestri, come Bellini, Veronese, Padovanino, Sebastiano e Marco Ricci, Pellegrini, Amigoni, Canaletto, Francesco e Antonio Guardi, Pietro Longhi o Tiepolo - e in ambito bresciano Moretto e Ceruti - e notevoli comprimari come Diziani, Carpioni o Bison.
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